Da destra a sinistra passando per il centro, la classe politica italiana si dirige quasi di comune accordo verso una campagna elettorale strategicamente costruita sull’effetto novità. La convinzione di poter vincere grazie al nuovo, sta spingendo i politici verso una continua e costante dimostrazione di essere in grado di rappresentare il “nuovo che avanza” agli occhi di un elettorato non più ancorato ad ideali e logiche di partito, ma alla ricerca quasi infinita di certezze nell’uno o nell’altro schieramento.
Ciò che sembra evidente è proprio la tendenza dell’intera classe politica italiana di provarle tutte per non apparire come fatto finora, consapevole di trovarsi di fronte a degli elettori stanchi di personalismi ed antagonismi sterili che hanno accompagnato gli ultimi quindici anni della storia italiana, caratterizzati da un alternanza di governo figlia di minoranze politiche più forti delle maggioranze.
E si perché l’unico progetto politico, o meglio l’unica strategia politico-mediatica che nel corso degli ultimi anni ha ottenuto sempre e comunque risultati positivi, è stata proprio quella di basare le campagne elettorali sul malcontento generale dei cittadini, con l’intenzione di motivare le masse alla reazione democratica del voto.
Un’operazione per questo più congeniale alle minoranze, le quali poi, ottenuto l’incarico di governo, hanno sistematicamente dovuto subire la medesima strategia politica da parte degli avversari. Una strategia di successo solo per chi della politica fa una professione che alla lunga oltre ad aver prodotto disamore e distacco dagli ideali politici, ha generato evidenti ripercussioni nella quotidianità, facendo nascere sconforto, malumore, rassegnazione. Senza mai portare soluzioni concrete ai problemi della gente, ma solo illusioni.
Per dirla in termini spiccioli, si è fatto gruppo costantemente sulle cose che non vanno, trascurando ogni tanto di parlare delle poche cose che funzionano, colpa anche ( se non soprattutto ) di un’informazione serva di logiche di mercato e potere, secondo cui fa più notizia il PIL che decresce dello 0,01% rispetto al PIL che sale dello 0,01%.
Il professionista della politica, ovvero chi è politico per lavoro, ha esagerato proprio in questo ed ora cerca di correre ai ripari con un cambio strategico, anche perchè adesso si é davvero costretti a cambiare in meglio. Così, cresciuto il malcontento generale verso tutto e tutti, si è obbligatoriamente passati dal duopolio Prodi-Berlusconi, con annesse estenuanti campagne elettorali basate sulla demonizzazione dell’avversario, alla pacatezza dialettica delle ultime settimane che se pur priva di contenuti, riesce a sorprendere quasi come se si trattasse di una vera novità. Per questo non ci si accorge se si parla solo di simboli e non di programmi, se nell’intenzione di giungere finalmente ad un vero bipolarismo si è arrivati ad un confronto tra due sinistre, due destre e due centri, se la condivisione dei simboli resta la sola condizione per aggregarsi, se dalla frammentazione dei partiti si è passati alla moltiplicazione dei premier: anche questo, forse, fa parte della novità di queste elezioni.
Una novità per tornare a sognare, perché di questo si ha bisogno. Qualunque essa sia. Così come fanno milioni di americani sostenitori di Obama, che sognano il primo colored alla guida degli Stati Uniti, o come fanno i loro rivali che sognano Hillary come prima donna della Casa Bianca.
L’impressione, insomma, è che finito il voto fideistico incentrato sugli ideali, finita la strategia del malcontento, smascherate le finte promesse e i contratti con gli italiani, stavolta si punti al coinvolgimento dei sentimenti, attraverso una comunicazione diretta alle persone più che agli elettori.Quindi nuovi inni, nuovi sfondi per far comizi, nuovi volti, nuove bandiere, nuove speranze. In sintesi il fascino del nuovo piuttosto che la solita minestra riscaldata. Tanto basta a far sognare. Allora, che il sogno abbia inizio, ma che sia ad occhi aperti, per poter meglio vigilare.

categoria:politica, elezioni 2008







