venerdì, 23 novembre 2007

monoscopioLa notizia é di qualche giorno fa: in tv si potrà dire "preservativo". Il Ministero della Sanità ha infatti commissionato uno spot televisivo sull'uso del famigerato aggeggio, ultimo dei tabù dell’era mediatica contemporanea.  Una notizia non a caso passata in secondo piano, stranamente  accantonata dalle redazioni giornalistiche televisive, forse a testimonianza dell’imbarazzo che persiste ancora nell’informare correttamente i cittadini, in particolare i giovani. E si, perché l’imbarazzo deriva proprio dalla mancanza di abitudine a fornire un’informazione utile e semplice allo stesso tempo, comprensibile, trasparente, chiara, che faccia riflettere. Insomma,un’informazione che informi. Perché dire preservativo in televisione, che rimane il mezzo di comunicazione più vicino ai cittadini, può salvare delle vite, considerando i 4000 casi all’anno di  HIV che si registrano in Italia. Eppure c’è chi si domanda se la Chiesa possa reagire negativamente ad una pubblicità progresso su un argomento così scottante. Non ci si domanda, però, se in Italia qualcuno sia stufo di tutta quanta la “spazzatura differenziata” che ci viene scaricata nelle nostre case attraverso il tubo catodico. Perché tanti siamo ad essere stufi, al contrario di quanto indicano i dati auditel, per i quali gli italiani sono appassionati di reality show, litigi artefatti nei salotti televisivi ecc.. Parlano i numeri e contro i numeri non si può andare. Sarebbe un’illazione pensare che i conti non tornano, perchè qualcuno non li fa tornare. Intanto qualcuno indaga sui presunti rapporti Rai-Mediaset  che minano il nostro diritto ad avere una pluralità d’informazione. Si attendono in merito notizie, sperando che siano corrette. In attesa di sviluppi, rimanete tutti sintonizzati e usiamo il preservativo. Anche davanti la tv.

postato da: fracari alle ore 20:07 | Permalink | commenti (4)
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